27 febbraio - 2017
Da dove viene il desiderio di conservare? By: Giulia Torelli, 0 Comments

Il desidero di conservare è una tendenza innata determinata dalla biologia. Siamo programmati per fare scorte, resistere alle carestie, un meccanismo poi modificato dalla cultura e dall’esperienza. Su questi due ultimi fattori gioca il marketing, basato non sul valore reale degli oggetti ma su quello che si può attribuire loro.

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Spesso dietro alla tendenza all’accumulo si cela la necessità del controllo, uno dei bisogni primari degli esseri umani. Il bambino che raccoglie figurine di calciatori, simbolicamente possiede le squadre: le collezioni sono un tipico elemento che permette di costruire situazioni di controllo, hanno un effetto ansiolitico, rassicurante.

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L’accumulo ci permette di modulare con facilità certi stati psichici, come la tristezza: acquistare è il modo più semplice per provare un’emozione.

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C’è la necessità di trasformare la nostra esistenza in un racconto, per darle significato: conserviamo i biglietti di concerti e mostra, le guide delle città visitate. È il motivo per cui tenevamo un diario da bambini, e uno dei segreti del successo di Facebook: il tentativo di costruire una memoria autobiografica.

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Gli oggetti diventano surrogati dell’affetto: perché facciamo un regalo per dire ad una persona che le vogliamo bene, quando la cosa più preziosa che potremmo regalarle è il tempo? Fa sorridere, e fa riflettere, il fatto che molto spesso le persone non ricordino i regali che hanno fatto.

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Carlo Alfredo Clerici, ricercatore di Psicologia generale dell’Università degli Studi di Milano.

Immagini da Numéro China – Novembre 2014